Nei giorni che seguono il trapianto degli ortaggi, può capitare di rimanere sopresi dall’inaspettata evoluzione di una parte della vegetazione che invece di mantenersi verde, diventa bianca.
Questo fenomeno non è comune: non deriva da problemi parassitari e tantomeno nutrizionali ma, come vedremo, da una grande inadeguatezza delle foglie rispetto all’intensità luminosa che le piante incontrano nel nuovo ambiente di vita.
CHE COSA E’ ACCADUTO?
Il processo chimico più importante svolto dalle piante è quello della fotosintesi, grazie al quale acqua, anidride carbonica ed energia solare interagiscono dando origine a ossigeno e composti altamente energetici quali sono gli zuccheri, che le piante usano per sostenere il proprio metabolismo.
La fotosintesi avviene nelle parti verdi della pianta, cioè laddove è presente una sostanza capace di catturare l’energia solare, la clorofilla, che appunto è di colore verde.
Nelle piante partecipano alla fotosintesi anche i carotenoidi, sostanze altrettanto capaci di catturare l’energia solare, che poi trasferiscono alla clorofilla. Si tratta di sostanza con colorazione che vanno dal giallo, all’arancione, al rosso che normalmente alla nostra vista sono ”nascoste” dalla clorofilla, ma che facilmente riconosciamo quando la vegetazione invecchia, oppure quando è sottoposta a stress nutrizionali, ambientali, parassitari che la portano a una minore produzione di clorofilla.
Un’altra fondamentale funzione dei carotenoidi è legata al loro potere antiossidante, per cui essi proteggono la clorofilla dalla sua distruzione, che può verificarsi a seguito della sua reazione chimica con l’ossigeno in presenza di forti intensità luminose, fenomeno conosciuto come “fotoissidazione” della clorofilla. In altre parole, i carotenoidi neutralizzano quella parte di energia solare che potrebbe danneggiare l’apparato fotosintetico, convertendola in calore; a sua volta, il calore generato viene mantenuto al di sotto della soglia di pericolosità grazie al fenomeno della traspirazione. Nel nostro caso la luce del sole, evidentemente troppo forte rispetto alle capacità di accoglierla da parte delle foglie, ha distrutto la clorifilla, portandole a sbiancare. In queste stesse foglie, inoltre, la presenza di carotenoidi è troppo bassa e pertanto esse non solo hanno perso il loro colore verde, ma non hanno assunto neanche quello normalmente conferito dai carotenoidi, e di conseguenza hanno acquisito una colorazione bianca.
PERCHE’ E’ ACCADUTO?
La quantità di energia solare che colpisce una pianta è rilevante: la pianta ne utilizza solo il 5% per la fotosintesi, un altro 5% passa attraverso le foglie senza produrre effetti, il 10% viene riflesso (come se le foglie fossero uno specchio) e il rimanente 80% viene dissipato sotto forma di calore. Se l’energia non utilizzata dalla fotosintesi non venisse in qualche modo neutralizzata, una parte di essa causerebbe gravissimi danni alla pianta.
La luce solare è composta di varie lunghezze d’onda e quelle più corte (raggi UV per esempio) sono le più pericolose per le cellule, anche per quelle animali. Noi, infatti, per prevenire le scottature proteggiamo la nostra pelle con creme solari dotate di filtri UV e ci ripariamo dal sole spostandoci all’ombra. Inoltre, a sua volta, la nostra pelle si difende ispessendosi e producendo diverse sostanze protettive, fra cui la melanina (che ci fa abbronzare) e antiossidanti vari.
La luce forte ha una grande componente di lunghezze d’onda corte e può danneggiare anche le cellule delle piante, se non sono adeguatamente protette. Tutto sommato, per difendersi, esse si comportano un po’ come noi.
• Anche loro producono varie sostanze protettive e antiossidanti, fra le quali le più importanti sono i carotenoidi;
• Le piante, non avendo gambe, in presenza di una forte intensità luminosa non possono spostarsi in luoghi riparati dal sole, ma i cloroplasti, cioè quegli organelli cellulari nei quali si svolge la fotosintesi, invece si. In questo caso i cloroplasti si dispongono ordinatamente in una posizione riparata, cioè lungo le pareti della cellula, parallelamente ai raggi solari. Quando, invece, l’intensità luminosa ritorna accettabile, i cloroplasti si posizionano lungo le pareti della cellula, che sono perpendicolari ai raggi solari.
• Le foglie e i fusti erbacei ispessiscono la loro “pelle” (epidermide) aumentando il numero di peli e la quantità di cere che la ricoprono, in modo da riflettere in modo più efficace una parte dell’energia solare.
Questo comportamento viene adottato in misura maggiore o minore in funzione delle condizioni ambientali in cui le piante – o parti di esse – si trovano a vivere. Per esempio, in un grande albero, che ha sia foglie che sono sempre esposte al sole che foglie sempre all’ombra, quelle all’ombra risultano più sottili e meno dotate di sostanze protettive rispetto a quelle esposte al sole, perché non ne hanno bisogno. In alcune piante, le foglie adatte a vivere in un ambiente molto soleggiato o molto ombreggiato sono spesso incapaci di sopravvivere se spostate in condizioni opposte. Normalmente le foglie adulte – che, ricordiamolo, si sono sviluppate in modo coerente con le precedenti condizioni di vita – vengono fatte cadere e sostituite da nuove vegetazione che so sviluppa adattandosi al nuovo ambiente: in altri casi lo stress è così forte che la pianta può morire.
Nelle piantine da orto, nei giorni che seguono il trapianto, lo sbiancamento della vegetazione può riguardare tutta la pianta, solo alcune foglie, oppure solo alcune parti delle foglie.
La parte che sbianca può sopravvivere o morire, ma comunque non è produttiva perché incapace di svolgere la fotosintesi.
Normalmente basta circa una settimana a una piantina da orto per produrre vegetazione adatta al nuovo ambiente in cui viene portata e pertanto, prima della messa a dimora nell’orto, è sufficiente una settimana in un ambiente molto ombreggiato perché le piantine producano foglie adattate all’ombra e quindi inadeguate a sopportare forti insolazioni.
CHE COSA SI PUO’ FARE?
• Se dopo avere ritirato le piantine dal vostro fornitore (garden center o vivaio orticolo) le mettete subito a dimora nell’orto e, nei giorni successivi, osservate che la vegetazione sbianca, significa che nella fase precedente al trapianto esse hanno trascorso una o più settimane in un ambiente molto ombreggiato.
Non appena rilevate la vegetazione sbiancare, attenuate l’insolazione coprendola con un sottile e rado strato di paglia (o altro materiale leggermente ombreggiante, come ad esempio una rete di plastica a maglie fini). Proteggete solo la vecchia vegetazione, quella nuova non ne ha bisogno, poiché si svilupperà in modo appropriato al nuovo ambiente di vita della pianta. Dopo di che informate il vostro fornitore di quanto accaduto, spiegategli che cosa è successo ed eventualmente informatelo di quanto riportato in questo articolo: se è un bravo professionista vi ringrazierà della segnalazione.
• Dando per scontato che, fino al momento in cui le avete acquistate, le piantine siano cresciute in condizioni adeguate, se per varie ragioni siete costretti a ritardarne il trapianto di una o più settimane, fate in modo che in questa fase transitoria esse siano mantenute in una posizione luminosa, per esempio sotto a un grande albero, un ampio porticato, una serra, o anche a ridosso del muro di casa, dove però la vegetazione riceva la luce diretta del sole solo per qualche ora (possibilmente non nelle ore centrali della giornata). Non dimenticate di irrigare le piantine tutti i giorni – anche più di una volta – e di proteggerle dall’attacco di limacce e altri animali erbivori.
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